LA CHITARRA CLASSICA ITALIANA


Nell’immaginario collettivo, ove prevalgono ineluttabili preconcetti alimentati da forvianti
dissonanze cognitive, la chitarra classica, nobile serva della musica sia essa colta che popolare,
“nasce”, per i convinti fautori di questa beffarda affermazione, intorno alla metà del secolo XIX da
scuola spagnola, imponendosi all’unanime come modello per antonomasia nel repertorio classico
del vecchio continente.
Caratteristiche timbriche e d’emissione sonora rivelano sin da subito potenzialità mai udite prima
d’allora, un cambio epocale tale da abbandonare senza indugi i caratteri distintivi degli strumenti
del nostro paese, classificando le piccole italiane come modello di transizione e nulla più.
Ebbene, la storia da una parte e le scienze applicate dall’altra raccontano tutta un’altra verità.
“La conoscenza rende immuni dalle intransigenze dei dogmi”
Il saggio qui proposto, una ricerca storico-scientifica con necessario approccio filosofico, da
Pitagora a i giorni nostri passando per l’Arte Regia Alchemica fino alla meccanica dei quanti, non
vuole esser altro che una lode particolare ai costruttori italici e al contributo che le più brillanti
menti delle epoche passate hanno saputo elargire attraverso conoscenze oramai perdute.
Testo dunque controverso nonché blasfemo agli occhi della liuteria contemporanea, desidera
restituire degna apologia ai costruttori italici, gli stessi che per trecento anni almeno, in luogo alle
discipline musicali in ogni sua forma e attraverso l’emblematica figura de l’artista-scienziato,
hanno saputo tramandare null’altro che pura bellezza nel resto del mondo.